Cenni storici

12 novembre 2014

CASTELVECCHIO ATTRAVERSO LA STORIA

La storia di una regione o di un popolo non è solo quella che leggiamo sui libri, fatta di grandi avvenimenti, di. personaggi illustri, di guerre, di battaglie: esiste un altro aspetto, il più delle volte sconosciuto, che è quello che riguarda le vicende delle migliaia di piccoli centri italiani che, nel corso dei secoli, hanno vissuto, pur nello spazio ristretto dei  loro confini, momenti di fondamentale importanza, che hanno combattuto, lavorato e sofferto il più delle volte per la sopravvivenza quotidiana, ma che in ogni caso hanno lasciato una traccia di sè, un tassello nel grande mosaico.
Queste tracce sono riconoscibiIi nelle bellissime forme architettoniche dei nostri paesi abruzzesi più antichi, nelle fortificazioni, nelle chiese, nelle piazze, ma anche negli usi e nelle tradizioni mantenuti fino ai nostri giorni attraverso i secoli.
Castelvecchio Calvisio è uno di questi centri, uno dei tanti della montagna d’Abruzzo,che merita però un’attenzione particolare; sulla sua storia vorremmo soffermarci, sfidando le miIle difficoltà che si incontrano per la mancanza e la frammentarietà delle fonti, per portare un piccolo contributo ad una migliore conoscenza del nostro paese ai suoi abitanti e ai tanti visitatori che rimangono colpiti dalla sua bellezza e tranquiIlità. Le prime notizie attendibiIi su Castelvecchio risalgono all’epoca della caduta dell’Impero Romano; è in questo periodo, infatti, che iI paese inizia ad avere una sua forma e vengono gettate le basi per iI suo svi luppo.
Forse è proprio l’antica Calvisia del tempo dei Romani iI luogo su cui successivamente sorgerà il borgo medievale; dalla “Corografia”, opera dello storico abruzzese Anton Ludovico Antinori, risulta quanto segue: “Calvisius Sabinus memoria nostra fuit dives et Patrimonium habeat liberum et ingens…”.
Quindi Calvisio Sabino, nobile romano, dette il suo nome all’agglomerato di abitazioni che costituivano i suoi possedimenti; ciò è probabile anche perché  Calvisia era posta sulla strada costruita dai Romani: la “Claudia Nova”, importante mezzo di comunicazione dell’epoca che collegava la città di Peltuinum (zona Prata d’Ansidonia), attraversando le località degli attuali Castelvecchio e Carapelle, alla città di Aufinium (odierna Ofena), fatto questo che conferiva al centro una particolare posizione di privilegio.
Per capire, comunque, meglio la storia di questo paese, è utile dare una scorsa ad una scheda nella quale sono riportate, in maniera sintetica, alcune date che riguardano avvenimenti importanti per l’evoluzione di Castelvecchio Calvisio, fin dagli inizi dell’VIII secolo:

Anno 779 – Incursioni degli abitanti di Carapelle nel Castello sopra S. Lorenzo; appaiono per la prima volta i nomi delle chiese di S.Cipriano e S.Lorenzo, appartenenti alla Diocesi di Valva e Sulmona;
Anno 816 – Ludovico il  Pio conferma al Monastero di S. Vincenzo i possedimenti in Carapelle e terre limitrofe;
Anno 998 – L’Abate Giovanni concede a Gualtiero e ai suoi fratelli alcune terre in Carapelle;
Anno 1128 – Alla Chiesa di S.Cipriano in Carapelle, si aggiungono S.Vittorino, S.Leonardo, S.Pietro, S.Paolo e S.Nicola.Anno 1309 – Corrado I d’Acquaviva  è Signore di Castelvecchio;
Anno 1313 – Un Signore di Carapelle si insedia in Castelvecchio;
Anno 1317 –  Castelvecchio    manda    uomini in aiuto de L’Aquila contro Amatrice;
Anno 1323 – Castrum Carapellis pagava le decime a Sulmona;
Anno 1332 – Contesa con  Barisciano per il possesso della montagna di Campo Imperatore;
Anno 1348 – Re Carlo d’Orange fu ospitato dal Conte di Celano a Castelvecchio Carapelle di cui era Signore;
Anno 1352 – Furono determinati i confini e  iI territorio fu diviso tra i vari  feudi della Baronia di Carapelle;
Anno 1357 – Si riaccese la lite per la determinazione dei confini;
Anno 1374 – Si arrivò finalmente al compromesso;
Anno 1380 –  Tutte le cinque terre della Baronia di Carapelle spediscono i Sindaci a Gagliano per capitolare alcune consuetudini col Conte di Celano;
Anno 1384 – Carlo III di Durazzo concede la terra di Castelvecchio a Pietro Conte di Celano;
Anno 1423 – Castelvecchio è saccheggiato e distrutto da Braccio da Montone;
Anno 1478 – La Baronia di Carapelle passa ad Antonio Piccolomini, duca d’Amalfi e Conte di Celano;
Anno 1501 – Furono spediti deputati all’Aquila per essere ricevuti e incorporati in quella città;
Anno 1566 – Costanza  Piccolomini  vende il Marchesato di Capestrano e la Baronia di Carapelle al Granduca di Toscana Don Francesco dei Medici;
Anno 1614 – Carlo dei Medici, Principe di Toscana, diviene Signore della Baronia di Carapelle
Anno  1743 – La Baronia di Carapelle passò come stato allodiale al Regno delle Due SiciIie sotto Carlo di Borbone;
Anno 1759 – Passa sotto Ferdinando Il di Borbone;
Anno 1810 – “Castelvecchio contiene famiglie 120 ed abitanti 552, i quali posseggono animali pagliaroli 1503. Ha la rendita di ducati 36.28 e supplisce a pesi colla tassa di ducati 274.97″;
Anno 1906 – Castelvecchio acquista l’autonomia  comunale.
Da questi dati è possibile effettuare alcune considerazioni: ben difficile è il compito di parlare di Castelvecchio Calvisio agli albori della sua nascita, in quanto le notizie, di per sè assai scarse, come abbiamo già detto, sono basate sulla tradizione, e perciò non sufficientemente attendibili. L’unica fonte attendi bile è il Chronicon Volturnense da cui si possono desumere solo notizie frammentarie, come,ad esempio, quella del 779 anno in cui gli abitanti di Carapelle fecero delle incursioni nel Castello sopra S.Lorenzo (cioè in Castelvecchio Calvisio) per appropriarsi di rendite e di “terratico” e quella dell’ 816, anno in cui”Ludovico il  Pio confermò al Monastero di S. Vincenzo al Volturno i possedimenti in Carapelle e nelle terre limitrofe”.
Questi pochi dati, però, non parlano ancora in modo specifico di  Castelvecchio Calvisio, ma di alcune contrade, o meglio di “ville”, che facevano parte di questo territorio; tale ipotesi è avvalorata dall’esistenza, intorno all’VIII secolo, di quattro Chiese: S.lorenzo, S.Cipriano, S.Giovanni e S.Martino, attorno a tre delle quali si era sviluppato un piccolo agglomerato rurale, mentre S.Cipriano rimase isolata, come Chiesa Parrocchiale.
Pertanto, dalle ricerche effettuate non sono emerse notizie precise su Castelvecchio Calvisio, ma si è potuto riscontrare solo il nome di alcune contrade che ne facevano parte.
Tuttavia, dalla Corografia dell ‘Antinori emergono fatti di importanza fondamentale per la ricostruzione delle origini del paese e del suo nome: infatti, l’autore parla di “Calvisia”un “podere” lontano da Carapelle costituito dall’insieme delle case di servi e coloni, e forse è proprio da Calvisia che deriva la odierna denominazione di Castelvecchio Calvisio e da ciò prende valore l’ipotesi della sua esitenza fin dai tempi dei Romani.
Nonostante quanto supposto, la storia delle origini di questo paese, è alquanto complessa ed oscura, perché prima si parla di un insieme di “ville”, poi di CasteIvecchio di Carapelle e, infine, ma solo recentemente di CasteIvecchio Calvisio.
Si è, pertanto, tentato di ricostruire una cronologia .storica con date recepite da vari documenti; dai manoscritti .dell’ Antinori, ad esempio, risulta che nel 1173 Castelvecchio era “feudo deIla terza parte d i un soldato a cavallo, vale a dire popolato da otto famiglie”; mentre di Carapelle si dice che era “feudo di quattro soldati, vale a dire di novantasei famiglie”.
Abbiamo poi un lungo periodo oscuro, infatti fino al ‘300 non si hanno più notizie e date tranne quelle delle Bolle Papali (1112-1238) riguardanti l’esistenza delle Chiese di Castelvecchio e Carapelle, che facevano parte della Diocesi di Sulmona.
A questo punto va precisato che tutto il territorio di Carapelle e Castelvecchio era di proprietà dei monaci Cassinensi, dei Volturnensi e dei Casauriensi e fino al ‘700 tale territorio fu possedimento dei monaci di S.Pietro ad Oratorium.
Sappiamo infatti, che Conti e Signori potevano acquistare le terre che erano proprietà dei monaci “dietro una tenue prestaria o livello”; così nel 998 l’Abate Giovanni dette a Gualtiero e fratelli le terre del territorio valvense, ‘tra cui Carapelle, “da godersi per ventinove anni per sole otto libbre d’argento”.
Con l’avvento del feudalesimo, tutti questi piccoli agglomerati rurali, per una maggior sicurezza contro scorrerie e incursioni, decisero di riunirsi in un luogo fortificato che potesse essere un valido rifugio; quindi fu scelto un luogo che rispondesse, per la sua morfologia, a esigenze di difesa naturale e di controllo della zona sottostante;e pertanto potrebbe risalire a questo periodo l’origine di Castelvecchio come borgo medievale.
La storia del paese è caratterizzata dal susseguirsi di. numerose famiglie nelle mani delle quali si cristallizza il potere politico ed economico. Una delle prime famiglie, di notevole importanza, fu quella dei Conti dei Marsi che avevano possedimenti non solo nella Marsica, ma anche nel territorio valvense; infatti il Conte dei Marsi  Berardo dette il territorio di Carapelle, come suffeudo ad Oderisio di Collepietro.
Ai Conti dei Marsi subentrarono gli Acquaviva: nel 1309 Corrado I era Signore di Castelvecchio e nel 1317 Castelvecchio invia uomini in aiuto degli Aquilani per occupare Amatrice; seguono, poi, per vari anni, le contese con Barisciano per il possesso delle montagne di Campo Imperatore, appartenenti a Castelvecchio.
Nel 1384 Carlo III di Durazzo concesse la  terra di Castelvecchio ai Conti di Celano,  che abolirono le franchigie dai beni suffeudali e le decime alla Chiesa di S.Cipriano, cosa questa alquanto insolita, che destò malcontento e ribellione: “… ai 28 di maggio furono esse capitolazioni presentate al Conte Ruggero dai Sindici delle terre di Carapelle; della viIla, e s’intende Castelvecchio; di S.Stefano; di Calascio e di Rocca Calascio; tutte formanti la Baronia di Carapelle ed anzi una sola Università. Le capitolazioni furono accettate dal Conte e ne promise l’osservanza perpetua in mano di quei Sindici. Furono poi confermate da i Conti successori”.
In seguito il territorio pervenne sotto il dominio degli Sforza.
Dopo queste informazioni c’è oltre un secolo di silenzio delle fonti storiche, fino ad arrivare al 1423, una data di fondamentale importanza nella storia del paese. In quell’anno, infatti, Braccio da Montone, detto Fortebraccio, uno dei più famosi Capitani di ventura dell’epoca, impegnato nella guerra contro L’Aquila e paesi limitrofi, saccheggiò e distrusse Castelvecchio, dopo una valorosa resistenza da parte degli abitanti.
Nel 1478 la Baronia di Carapelle, comprendente Castelvecchio, passò ad Antonio Piccolomini, Duca d’Amalfi e Conte di Celano.
Altra data di un certo rilievo è il 1501,anno in cui Castelvecchio inviò deputati all’ Aquila per essere incorporato nella città. Da un manoscritto del 1629 conservato nell’Archivio Provinciale di Stato, sappiamo che: “i primi cha da Castelvecchio di Carapelle vennero a L’Aquila, circa l’anno 1580, furono Giuseppe Ciampella, Cola è Camillo”.
Nel 1566, poi, Costanza Piccolomini vendette il Marchesato di Capestrano e la  Baronia di Carapelle al Granduca di Toscana, Don Francesco dei Medici, famiglia questa che la manterrà per tutto il  ‘seicento, offrendo tranquillità sufficiente e, con essa, uno stato di generale floridezza.
Nel 1595 Castelvecchio aveva 700 abitanti dediti all’ agricoltura per i prodotti di prima necessità e a qualche piccola coltivazione di zafferano.
I Medici tennero le terre fino al 1743, anno nel quale la Baronia di Carapelle passò, come stato allodiale, (Piccola proprietà privata che spesso veniva a trovarsi in gravi difficoltà economiche, per cui Il proprietario affidava la sua terra a un grande feudatario, dichiarandosi suo vassallo) al Regno delle Due SiciIie, sotto iI dominio dei Borboni.
Nel 1810 Castelvecchio comprendeva 120 famiglie, cioè 552 abitanti.
All’ inizio del novecento, e precisamente nel 1906, Castelvecchio acquista autonomia comunale staccandosi da Carapelle.

 

IL BORGO MEDIEVALE

 

I barbacani

Non regge il soffitto del tempo
all’idea della sfida:
i barbacani tengono il posto,
sollevati del peso di antica penuria,
di passi sommersi all’ombra dei muri.
Semiincudini di pietra
staccate dal fianco montuoso,
tastiera di scale
che la mano dei vento percorre
come in guizzi di danza,
melodia di secoli
invitante
diffondono,
sintesi lirica – emblematica del mondo di allora,
il sorriso della sposa,
il profumo del piatto di cicerchia,
il richiamo del campanaccio  sotto casa.
Sulla cresta del monte l’inno è di gioia.
L’uomo uscito dalla notte dei tempi
risale la china
e si tuffa nel sogno.

Giuseppe Contento L’Aquila, 1980

La poesia riportata descrive con termini suggestivi uno degli aspetti più interessanti della struttura urbana del borgo medievale di Castelvecchio: è proprio questa struttura che caratterizza il paese, differenziandolo dagli altri centri vicini, o da quelli di altre zone della regione, e lo rende unico e inconfondibile.
La morfologia del colle su cui sorge l’ agglomerato ha condizionato e delimitato la forma della parte più antica del paese, le cui linee di contorno sono quelle di un’ellisse abbastanza regolare che poggia sul pendio, seguendone le naturali pendenze.

La struttura ellittica  è attraversata al centro da un asse viario principale orientato da N-W a S-E, identificabile con la via Borghi Archi Romani, da cui
si diramano perpendicolarmente, sette traverse da un Iato e otto dall’ altro.
La disposizione, così regolare, delle stradine divide il  paese in porzioni geometriche regolari, quasi indipendenti, ad eccezione di alcuni tratti collegati da archi e passaggi secondari.
La cinta muraria, attualmente ancora riconoscibile in parecchi tratti, racchiudeva e del imitava il  centro abitato, e presentava diversi elementi di fortificazione come la Torre di Guardia, che si affaccia ancora su quella che significativamente è detta via delle Sentinelle. La stessa Chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista è stata, con ogni probabilità, un palazzetto fortificato come testimoniano le feritoie ancora visibili e  i merli che, purtroppo, sono stati in gran parte abbattuti dopo alcuni lavori di sistemazione da parte del Genio Civile.
Va precisato, però, che la chiesaex fortificazione, non faceva parte della primitiva cinta muraria, ma venne inglobata in essa con un ampliamento successivo, dovuto all’esigenza di ulteriore spazio abitativo per la popolazione. Il  palazzetto divenne chiesa parrocchiale nel 1478 a causa dell’ inagibilità e della difficoltà di raggiungere, soprattutto nella cattiva stagione, la chiesa di S. Cipriano, situata fuori le mura.
I collegamenti con l’esterno del nucleo medievale avvenivano attraverso quattro passaggi ancora conservati: la Porta di Torre Maggiore situata ad ovest, che immetteva nella già ricordata Via Borghi Archi Romani, la Porta del Ponte Levatoio situata a nord-ovest, sormontata da uno stemma gentilizio in pietra, purtroppo non più leggibile, un’altra porta è situata a sud e di cui rimane un solo stipite e, infine, la Porta di S.Martino  situata anch’essa a sud e divenuta interna in seguito al successivo ampliamento della cinta muraria.
Tornando alla struttura urbana, in essa si evidenziano due elementi fortemente caratterizzanti: il  primo è rappresentato dagli archi che, soprattutto nella via Borghi Archi Romani, costituivano originariamente un insieme continuo, formante quasi una galleria; oggi rimangono solo alcuni tratti che creano, però, un effetto di luci ed ombre tutto particolare. Il secondo sono le ripide scale esterne, composte da molti gradini, che poggiano su archi a tutto sesto e su caratteristiche mensole di pietra (i cosiddetti barbacani), abile soluzione architettonica che ha permesso lo sfruttamento dell’ angusto spazio dei vicoli, dividendo il livello abitativo superiore da quello prospiciente la strada e in cui normalmentesi aprivano le botteghe artigiane.
A questa struttura organizzata e regolare della zona più antica di Castelvecchio, è susseguito un ampliamento disordinato del  paese lungo le vie di comunicazione e lungo i versanti, soprattutto quello S-W, a testimonianza sia delle  mutate condizioni storiche, sia delle esigenze naturali di espansione del borgo.

Un altro monumento che rafforza l’interesse nei riguardi del paese è la chiesa di S.Cipriano, situata nelle immediate vicinanze dell’abitato. Le sue origini risalgono ad epoche molto antiche, sembra addirittura che sia stata edificata sui resti di un tempio romano dedicato alla dea Venere
Le prime notizie documentate sulla sua esistenza risalgono al 779, come menziona il  “Chronicon Volturnense”, ed ha avuto sempre una notevole importanza sia come chiesa parrocchiale, fino al 1478, sia come luogo di culto tradizionale. La struttura della chiesa ha subito diversi rifacimenti nel corso dei secoli e, attualmente si presenta con una forma semplice ad una sola navata in cui l’elemento caratterizzante è la facciata sormontata da un campanile.